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Isola di Rodi
Nome greco: Νήσος Ρόδου
Stato: bandiera Grecia
Regione: Egeo meridionale
Prefettura: Dodecaneso
Divisione amministrativa: 10 Municipalità: Rodi, Archangelos, Ataviros, Afantou, Ialisos, Kalithea, Kameiros, Lindos, Rodi Sud, Petaloudes
Latitudine: 36° 24‘ N
Longitudine: 28° 13‘ E
Altitudine: 0 - 1280 m s.l.m.
Superficie: 1.398 km²
Popolazione:
 - Totale
 - Densità
(1991)
98.181 ab.
70,2 ab./km²
Isole contigue: SUD OVEST: Scarpanto 25 n.mi..
CAP: 85100
Prefisso tel (Grecia +30): 22410
Sito istituzionale: www.rhodes.gr
Rodi da un satellite
Il porto di Rodi
Particolare delle colonne

Rodi, dal greco Ρόδος (Rodos), pronuncia: Ròdhos), è la più grande delle isole del Dodecaneso e la più orientale delle maggiori isole del mar Egeo.

È situata a circa 17,7 Km dalle coste della Turchia. La popolazione ammonta a 130.000 persone (2004), di cui circa 60÷70.000 risiedono nella città di Rodi, il centro maggiore. Rodi è la capitale della prefettura del Dodecaneso e della Provincia di Rodi, che include anche le vicine isole di Symi, Tilos, Halki e Kastellòrizo (Castelrosso).

Storicamente, era famosa per il Colosso di Rodi, statua del dio Helios, una delle sette meraviglie del mondo. La città medievale è considerata patrimonio dell'umanità.
Sul suo territorio è presente parco acquatico più grande d'Europa: il Water Park.

Indice

modifica Origine del nome

Il nome significava rosa (anche se attualmente il fiore si denomina Triandafila - τριανταφυλλιά), e ricorrente è la denominazione di Isola delle rose. La rosa è uno dei simboli di Rodi, frequentemente impresso sui coni delle monete. Non è comunque certa l'origine del nome, e coesistono teorie che lo collegano alla mitologia. Rodo, ninfa figlia di Poseidone e di Afrodite. Altre figure rappresentative dell'isola sono il cervo, la cui statua domina il principale ingresso portuale, e di cui vari esemplari pascolano lungo i percorsi dei parchi delle mura, e l'Ibisco, onnipresente fiore che decora ville e giardini. Secondo leggende popolari furono i cervi, e non Forbante a liberare l'Isola dai serpenti.

modifica Storia

L'isola era abitata già nel Neolitico, anche se rimangono poche tracce di questa cultura. Nel XVI secolo a.C. i Micenei raggiunsero Rodi, e più tardi la mitologia greca farà riferimento alla stirpe dei Telchini di Rodi, associandoli a Danao, che era soprannominato Telchinis.

Invasa dagli Achei nel XV secolo a.C., l'isola conobbe un periodo di sviluppo nel XI secolo a.C., con l'arrivo dei Dori che costruirono le tre importanti città di Lindos (Lindo), Ialysos e Kameiros, che insieme a Kos, Cnido e Alicarnasso (quest'ultima sulla costa della Ionia) dettero vita alla Hexapolis dorica.

Nelle Olimpiche di Pindaro si narrava che l'isola fosse nata dall'unione di Helios, dio del sole, con la ninfa oceanina Rodi (Rodo, Roda o Rode) e le città presero i nomi dei loro tre figli.

Come testimoniato dai grandi santuari di Lindo e Camiro, nel VII sec.a.C. Rodi divenne uno dei punti cardine del commercio mediterraneo.

Dopo che Atene sconfisse gli invasori Persiani nel 478 a.C., le tre città aderirono alla Lega ateniese. Allo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C., Rodi si mantenne neutrale pur facendo parte della Lega. La guerra terminò nel 404 a.C., con Rodi che decise di mantenere la non belligeranza per tutta la durata delle ostilità.

Nel 408 a.C. le tre città si unirono per formare un'unica unità politica: si costruì perciò una nuova capitale nella parte settentrionale dell'isola, la città di Rodi, i cui lavori di costruzione furono condotti dall'architetto ateniese Ippodamo. Il generale indebolimento della Grecia in seguito alla guerra del Peloponneso fece sì che l'isola fosse prima conquistata da Mausolo di Alicarnasso, poi dai Persiani nel 340 a.C., infine da Alessandro Magno nel 322 a.C..

Dopo la morte di Alessandro, tre dei suoi generali (Tolomeo, Seleuco e Antigono) si divisero l'impero: Rodi strinse forti legami culturali e commerciali con i Tolomei di Alessandria per formare così la lega rodo-egiziana che controllò i traffici commerciali nell'Egeo per tutto il III secolo a.C..

La città divenne un centro marittimo, commerciale e culturale di grande importanza la cui moneta circolava per tutto il Mediterraneo. Le sue famose scuole di filosofia, scienza, letteratura e retorica rivaleggiavano con quelle di Alessandria. Fra i più importanti esponenti di questo grande momento di sviluppo vi furono il maestro di retorica Eschine, Apollonio di Rodi, gli astronomi Ipparco e Gemino, il filologo e grammatico Dionisio Trace. La scuola di scultura dell'isola sviluppò uno stile drammatico e ricco noto come "barocco ellenistico".

Nel 305 a.C., il figlio di Antigono assediò Rodi al fine di rompere l'alleanza. Dopo un anno, nel 304 a.C., si arrivò ad un accordo di pace e l'assedio fu tolto: gli abitanti dell'isola decisero di vendere gli equipaggiamenti abbandonati dagli assedianti per poter così erigere una statua al dio Helios, statua conosciuta come il Colosso di Rodi.

Nel 164 a.C. Rodi stipulò un trattato con Roma. Nell'isola giungevano i figli delle nobili famiglie romane per seguire le lezioni dei maestri di retorica, fra i quali Ermàgora di Temno (II secolo a.C.), autore tra l'altro, secondo Suida, di una Ars rhetorica (che peraltro non va affatto identificata tout-court con la Rhetorica ad Herennium, opera fino al XVI secolo attribuita a Cicerone e dalla critica successiva ascritta invece, sulla fede di Quintiliano, al retore latino Cornificio del I secolo a.C.). Inizialmente Rodi fu un'importante alleata di Roma, ma finì poi col perdere i privilegi acquisiti, tant'è che venne saccheggiata da Cassio. Mantenne tuttavia una grande importanza commerciale. Significativo è il fatto che il provvedimento fondamentale dell'antico diritto marittimo abbia preso il nome di lex rhodia de jactu.

Nel I secolo d.C. l'imperatore Tiberio trascorse un breve esilio a Rodi. Cristianizzata da San Paolo, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente appartenne per dieci secoli all'impero bizantino. Ciononostante, venne più volte occupata: dagli arabi guidati da Mu'awiya ibn Abi Sufyan nel 672. Durante la prima crociata venne ripresa da Alessio I Comneno.

Nel 1309 l'isola passò sotto il controllo dei Cavalieri Ospitalieri che furono perciò noti come Cavalieri di Rodi. La città fu ricostruita come un modello ideale di città medievale europea: di questo periodo rimangono molti monumenti famosi fra cui il Palazzo del Gran Maestro. Le possenti mura costruite dai cavalieri permisero all'isola di resistere agli attacchi del sultano dell'Egitto nel 1444 e di Maometto II nel 1480. Tuttavia, nel dicembre del 1522 Rodi non poté resistere al grande esercito di Solimano il Magnifico. Ai pochi cavalieri rimasti fu concesso di ritirarsi a Malta, mentre l'isola restò sotto il dominio ottomano per quattro secoli.

Occupato già dal 1912 durante la guerra di Libia, l'isola venne assegnata all'Italia con i trattati che posero fine alla guerra Italo-Turca insieme alle altre isole dell'arcipelago del Dodecaneso. La città di Rodi costituì il capoluogo di una provincia la cui sigla automobilistica era RD. Nel 1923 il governatorato di Rodi fu affidato a Mario Lago che riuscì a far convivere pacificamente le diverse etnìe dell'isola, restaurando numerose opere monumentali, e costruendo infrastrutture ed edifici pubblici (scuole, ospedali...). Durante tale periodo uno dei cervi della porta marittima dell'isola venne sostituito dalla lupa capitolina. Nel 1936 fu nominato nuovo governatore De Vecchi.

Prassonissi, dove si incontrano i mari

Nell'immagine: l'incontro del Mar Mediterraneo con il Mar Egeo

Per secoli l'isola ebbe una grossa comunità ebraica. Si trattava soprattutto di ebrei che erano stati espulsi dalla Spagna e che parlavano il ladino. Durante la guerra le forze di occupazione tedesche internarono gli elementi ebraici, in quanto appartenenti ad una etnia nemica, nel continente. Alla fine del conflitto, pochi decisero di far ritorno. Alcuni aprirono un importante museo chiamato il "museo degli Ebrei di Rodi".

Dopo l'8 settembre 1943, durante la seconda guerra mondiale, la città ed il resto dell'isola furono teatro di violenti scontri tra le forze monarchiche italiane passate agli Alleati (guidate dal governatore Campioni, e dall'ammiraglio Mascherpa) e le forze tedesche del generale Kleeman, che videro infine la resa delle forze italiane ed il controllo da parte tedesca dell'intero Dodecaneso fino alla fine della guerra. Nel 1947, a seguito dei trattati di Parigi, l'Italia fu costretta a cedere il Dodecaneso alla Grecia.

 

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Emporios, Kalymnos Le isole del Dodecaneso
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